TEATRO
DELLA CENTENA
Il Teatro della Centena lega il suo nome ad un gioco
sudamericano i cui ingredienti sono il rischio, i numeri e la sorte: una
combinazione di fattori che ricorda il teatro.
Il gruppo,
fondato da Damiana Bertozzi Fraternali, Maurizio Argàn e Gian Vito
Banzi, intende costituire attraverso l'esperienza teatrale e l'agire artistico,
un'intensa forma di scambio e relazione con la gente, prima ancora che
con il pubblico.
Ad 'Artisti
in piazza' il Teatro della Centena presenta "FEDOT- fiaba in forma di teatro",
"El Scopetero" e una nuova versione dello spettacolo GIRO-VAGHI.
Il progetto
è realizzabile in ambienti al chiuso e all'aperto; questo rende
possibile un adattamento sia al luogo che al contesto nel quale viene rappresentato.
Nato originariamente come performance poetico-musicale, su testi inediti
di Fabio G. Galli, esso vuole ricercare e creare nel suo interno una armonia
tra gli strumenti vocali e musicali di cui si nutre.
L'idea
è di fare uno spettacolo teatrale, nel quale la poesia assuma il
ruolo di motore principale, fornendo due tipo di spinta: la spinta del
senso delle parole e quello della loro musica.
La poesia
può essere letta come fotografia di uno stato d'animo, tentativo
di fermare riflessioni e sentimenti, ma il suo senso trascende il significato
denotativo della parola per farsi connotazione e musica.
La poesia
è, non solo testo letterario, ma in un certo senso partitura musicale,
perchè essa vive in prima istanza nella dimensione dell'ascolto,
proponendosi come suono, senza per questo rinnegare il suo significato,
di testo epico, enunciato da una voce unitaria.
La musica
del vivo che fa da 'controcanto' alle parole s'inserisce in questo paesaggio
di suoni e significati, rappresentando un'altra dimensione oltre la sonorità
delle parole stesse, creando linguaggi che si inseguono, incontrano e poi
allontanano.
Studio
su 'Giro-vaghi' ricrea il monologo interiore dell'autore, un singolo individuo,
ma come dice Pirandello, fatto di tante voci e il suo pensiero può
strutturarsi in dibattiti, diatribe, cori e dialoghi, prodotti da una sola
mente, da un solo pensiero. Per questo il monologo si appoggia su altri
suoni, altre melodie, su quello che può rappresentare il pensiero
inconscio, il non detto.
La poesia
nella sua linearità, come testo isolato si è spezzata per
noi in molteplici linee melodiche che possono interloquire, alternarsi
e sovrapporsi.
Ma come
nella musica la necessità armonica che porta alla polifonia può
sospendersi in pause e silenzi, dai quali uno strumento solista può
staccarsi, in 'Giro-vaghi' vengono isolate, a volte, singole voci per creare
spazi di lirismo più rarefatti.
La mia
casa non ha un nome, né un numero civico, né una porta su
cui bussare. Non ha persiane abbassate, né foto di gruppo appese
alle pareti, perché non ha pareti. Non ha steccati, perché
non ha niente da difendere. E da nascondere.
La mia
casa non ha ancora ipoteche, ma paga, questo sí, una pigione. Perché
solo il tempo è infallibile e scava sotto di noi, comuni mortali.
La mia
casa invece ha grandi ruote e lenzuola bianche, stese sul filo dei miei
pensieri. E viaggia al crepuscolo, perché le mie lacrime riflettono
il colore dei sogni che abitano le mie viscere. (Fabio G. Galli)
Per
contatti: Teatro della Centena Via S. Maria al mare, 37
47900 Rimini Tel. 054124773 fax 054125667 Mail
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