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Compagnia teatrale Presenta
RITORNO A GUERNICA
Per la
stesura del testo Folegatti si è ispirato alla corrente del
Teatro Panico, in particolar modo all'esempio di Fernando Arrabal
con il quale l'autore si mantiene in contatto da tempo.
"Un occhio
guarda, imperturbabile, un bimbo morire tra le braccia della mamma.
Così Picasso racconta nel quadro Guernica il bombardamento della città spagnola avvenuto nel '37. Investita dall'immaginazione del pittore la violenza della guerra diventa forza che deforma i corpi, cancella i colori, disintegra la realtà in un turbinio di forme spezzate. E'
questo quadro la sorgente da cui è scaturito il testo drammatico
"Ritorno a Guernica", scritto da Attilio Folegatti, regista
della compagnia "Emigranti".
Folegatti
ha intuito la potente forza drammatica che animava il quadro: ogni personaggio
è portatore di un significato che lo stesso Picasso ha indicato.
Sono questi nove personaggi , e l'evidenza plastica dei loro gesti a soggiogare la fantasia creatrice di Folegatti che decide di scrivere il testo di "Ritorno a Guernica" per dare loro vita; Sul palcoscenico
i nove attori vanno a trasformare lo spazio bidimensionale del quadro,
un'immensa riproduzione del Guernica di Picasso e quello immaginativo
del testo.
"Ritorno a Guernica" è denuncia di drammi famigliari dove i ruoli sono deformati, e i legami si nutrono di paura, indifferenza, violenza, perversione. Al momento stesso è denuncia di un'altro dramma, quello della guerra civile: un odio che trasforma in nemico chi abita la stessa terra e parla la stessa lingua. Il dramma
familiare ruota attorno allo stupro compiuto dal padre sul figlio,
attorno alla madre cieca che sa, ma che usa la sua cecità per non
vedere,attorno la sorella che si fa complice del padre.
La storia privata di una violenza familiare confluisce in una storia più grande, quella della guerra del '37 e ancora sarà metafora d'ogni guerra civile dove il padre alza il braccio contro il figlio, e la madre, simbolo della stessa patria che ha dato loro la vita, rimane indifferente, come cieca. Ritorno a Guernica è un modo nuovo, mai scontato di raccontare la guerra, scatena emozioni forti, entra nelle viscere. Nessun discorso moralistico contro la guerra, lo spettatore assiste ad una scena che parla con l'evidenza dei gesti, un figlio aggredito dal padre, da colui che dovrebbe proteggerlo. Una violenza assurda, senza ragione. Lo spettacolo si rivolge al pubblico come ad un partner, gli attori cercano il contatto con gli spettatori dando un esempio di sacrificio mostrando se stessi senza più maschere, nel tentativo estremo di ridurre anche l'ultimo terribile filtro che li avvolge: il teatro.Non esiste sipario, o palcoscenico, lo spazio vissuto dagli uomini in scena è lo stesso spazio condiviso dagli spettatori. Quando i fari che illuminano il dipinto andranno a spengnersi, le figure umane in rilievo sul fondale scivoleranno dentro la platea, nella più totale oscurità .La luce sorprenderà poi il palco completamente vuoto; gli attori saranno seduti tra il pubblico, chi occupando le sedie libere, chi seduto sul pavimento tra le persone. Non verrà dato spazio a saluti finali o ad applausi distaccati. Folegatti e il percorso con gli attori:
Per il
modo stesso in cui è costruito, "Ritorno a Guernica" è
anche un modo per riscoprire la forza di quel linguaggio che è prima
delle parole, il linguaggio del corpo. Rifiutando un'impostazione classica
della costruzione drammaturgica, Attilio Folegattsi muove sulle
orme del grande maestro Grotowski e come lui insegue l'incontro
di verità e teatro. L'attore, allora, non è più colui
che perde se stesso per immedesimarsi nel personaggio. Nella sua ricerca
teatrale Folegatti spinge invece l'attore a riconquistare se stesso,
i propri ricordi, la propria memoria emotiva.
Per
contatti: Attilio Folegatti Cell. 0349 8225365
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