
| 1. Può darsi che sia dipeso dalle demolizioni. Del resto le demolizioni ebbero anche un grosso effetto su di me. Mi sentii diverso. Prima, nonostante i quindici anni di permanenza in quel quartiere, mi sembrava di vivere in una situazione prvvisoria. Infatti spesso, tornando a casa, mi chiedevo se realmente abitassi lì. Alcuni se lo chiedono per un po' di giorni, io me lo chiedevo da quindici anni. Però se non abitavo lì dove abitavo allora? Finiva che abitavo sempre al mio paese sull'Appennino che avevo lasciato da vent'anni. Adesso che stavano distruggendo le vecchie case accatastate e le baracche e i depositi delle corriere proprio attorno al mio condominio capivo che portavano via quella zona del piazzale che io conoscevo meno e che restava nel mio cervello come qualcosa di oscuro e misterioso. C'era più chiarezza nella mia testa e così cominciai sempre più a rendermi conto che abitavo a Roma e non altrove. Quando i bulldozer e le altre macchine color arancio cominciarono a fracassare i vecchi capannoni che servivano da deposito per le corriere, dall'altra parte del grande slargo il palazzo della pretura era ultimato e già cominciava a funzionare. I bulldozer ci hanno messo tre giorni a rovesciare i muri per terra e in quei tre giorni continuavano a uscire le corriere, sempre quelle più vecchie, che sembravano scarafaggi... |
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Pagine tratte da: Tonino Guerra, I cento uccelli, Maggioli editore, Rimini, 1997 (Prima edizione: Bompiani, 1974). | |