Per onorare la 'festività' del 1° aprile 2001, pubblichiamo il sonetto 'In lode di Pennabilli' che un amico, appassionato di vicende pennesi, ha ritrovato proprio in queste ore in un cassetto tra vecchie scartoffie.
Si tratta di quattordici endecasillabi che furono inviati, in forma anonima, al concorso "Poeti di casa nostra" organizzato nell'estate del 1974.
L'ignoto mittente dichiarava di averli rinvenuti nell'archivio parrocchiale di Sant'Apollinare a Maiolo...
In lode di Pennabilli
Fra selve e monti, fra burroni e rupi,
dove la neve e il gelo eterna han sede,
grata stanza alle belve, albergo ai lupi,
di Pennabilli la città risiede.
Che vale nominar d'Asia i dirupi
o la terra che il sole mai non vede,
o quella parte dagli abissi cupi
se questa ogni altra in orridezza eccede?
Quando vide quel sito così brutto,
natura pianse di dolore e sdegno
e senza indugio lo pensò distrutto.
Ma poi di bestie comandò che fusse
quella la sede ed il più adatto regno
e tutte là le confinò e ridusse.
15 agosto 1878
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