Il centro di Sassocorvaro, situato nell'affascinante terra del Montefeltro, ospita uno dei capolavori dell'arte fortificatoria rinascimentale: la splendida Rocca Ubaldinesca, ideata da Francesco di Giorgio Martini. La storia recente della Rocca si lega a uno degli eventi pių importanti e stupefacenti che abbiano segnato la cultura italiana del Novecento, che perō č assai poco conosciuto : il salvataggio e il ricovero, all'interno di quelle mura, durante il secondo conflitto mondiale, di migliaia di opere d'arte provenienti dai principali musei italiani (tra cui "La Tempesta" di Giorgione, la "Pala di Brera" e la "Flagellazione del Cristo" di Piero della Francesca, "Lo sposalizio della Vergine" di Raffaello) grazie all'iniziativa dell'allora Soprintendente alle Gallerie delle Marche, Pasquale Rotondi.
A ricordo di quest'impresa č stato istituito il prestigioso "Premio Rotondi ai salvatori dell'arte". Per dare continuitā e attualitā a una tradizione che vede intrecciarsi strettamente la storia di Sassocorvaro con quella del patrimonio delle arti visive, l'Amministrazione Comunale ha deciso di dare vita - proprio all'interno della Rocca - a una serie di iniziative riguardanti l'arte contemporanea. La prima consiste nella realizzazione del progetto "Venti artisti a Sassocorvaro", ideato da Dino Gavina, figura di grande rilievo nell'ambito del design e dell'arte contemporanea. Il progetto comprende quattro mostre, a cura di Silvia Pegoraro, due delle quali si tengono quest'anno, tra luglio e ottobre, mentre le altre due avranno luogo tra luglio e ottobre del 2001.
Le mostre sono documentate da un catalogo unico, edito dal Comune di Sassocorvaro (con il contributo della Fondazione Selci), disponibile sin dall'inaugurazione della prima mostra, in modo da mantenere attiva l'informazione su tutte le mostre e tutti gli artisti in esse presentati, per l'intero periodo di due anni entro il quale si snoda la manifestazione. Il criterio adottato da Dino Gavina nell'invitare gli artisti partecipanti al progetto si č fondato sostanzialmente sull'individuazione - a parte pochissimi maestri indiscussi - di artisti di ogni etā poco noti rispetto al loro valore, in quanto estranei ai meccanismi di mercato che governano il panorama dell'arte contemporanea, e "fuori dal giro" delle poche gallerie private che dettano legge in questo campo.
La parte introduttiva del catalogo, dedicata a un ricordo dell'impresa di Pasquale Rotondi, con alcune splendide foto d'epoca e un testo dello stesso Rotondi, conferisce alla pubblicazione ulteriore prestigio e invita a conservarla anche come importante documento storico.
Nella seconda mostra del progetto (19 agosto - 22 ottobre 2000) saranno presenti opere di Alessandro Aldrovandi, Giuliana Bālice, Luca Crocicchi, Giorgio Vicentini, Luisa Zanibelli.
Alessandro Aldrovandi č nato a Bologna, dove vive e lavora.
Nel descrivere la sua pittura, Alessandra Ilka Gavina parla di "Duello tra forma e spazio, tra luce e ombra", della necessitā di "Creare delle forme con una loro vita autonoma", della "ricerca di una forma assoluta, alla radice delle proprie origini, primaria, primitiva, unica forma possibile di Se Stessa". Questa pittura di forte impatto visivo, che esprime con viva energia un gioco dialettico tra la materia e la luce, č basata su poche tinte, nette e contrastate - il bianco, il nero, il rosso - che fanno pensare all'arte giapponese tradizionale. L'universo cromatico di Aldrovandi č frutto di un'austera limitazione che si trasforma in possibilitā di inedite, intense emozioni coloristiche: le alchemiche, insondabili profonditā del nero; la luce assoluta del bianco; l'emozione calda e vibrante del rosso. L'artista crea particolarissimi segni-oggetto, alla cui origine si avverte un gesto rapido ed efficace (che potrebbe essere legato al concetto zen di immediatezza), animati da un'asimmetria carica di senso dinamico - il senso di una circolazione illimitata di energia - ma che sottendono una ricerca di nitore formale di stampo classico-occidentale.
Giuliana Bālice, nata a Napoli, vive e lavora a Milano. Definita da Alberto Sartoris "fra le pių pure plasticiennes del nostro tempo", crea opere che sono strutture ambientali e percorsi di luce, luce come vibrazione ottica e come luogo simbolico, luogo del pensiero e delle idee . Le sue sculture coinvolgono la materia come idea di spazio, il luogo come progetto, il progetto come immaginazione. L'artista costruisce per noi uno spazio multi-dimensionale, vibrato in una molteplicitā di sviluppi geometrici che ne sondano tutte le possibilitā. Uno spazio che si scompone in un ventaglio caleidoscopico di forme, slanciate, guizzanti, purissime ma non di rado inquietanti, nelle loro prospettive oblique e nei loro equilibri precari .Vi si puō forse riconoscere anche la necessitā di rendere plasticamente l'ansia di vertigine in cui č possibile identificare il destino simbolico di gran parte dell'arte contemporanea . C'č poi una peripezia attorno al peso e alla leggerezza della materia, che fa approdare all'affascinante paradosso di una scultura capace di affermare la sua forza con un sottile e accanito procedimento di sottrazione e riduzione dei volumi e delle superfici, in un intenso dialogo con l'architettura e con la musica. Il tema con cui l'artista si confronta sempre di pių negli ultimi anni č quello dell'intervento sull'ambiente: viene cosė posto l'accento sulla visione asimmetrica e dinamica dell'opera nella sua totalitā, che rivela la necessitā dell'estensione percettiva dello spazio. Nel 1996 realizza uno spazio espositivo virtuale in ambiente Internet, (Work on environment) che presenta immagini selezionate e brevi testi.
Luca Crocicchi č nato a Cantagallo, presso Prato, dove vive e lavora.
Nella prima fase del suo iter creativo dipinge i suoi soggetti con accanimento ossessivo, crudelmente realistico e insieme visionario: non esprime la realtā ma la sbriciola con graffiante voracitā segnica. In Crocicchi non c'č mai pura rappresentazione speculare o semplice lavoro astrattivo-stilizzante, ma immaginazione creativa e uso acuto e pungente dei frammenti del reale. Questo anche nella fase successiva del suo lavoro, dove le figure si lasciano totalmente trasfigurare: di esse il pittore sembra voler conservare solo l'essenza, la struttura dinamica, il circuito energetico. Cancellata la materia-carne, la forma si fa segno tagliente e araldico: le figure si stagliano dure e spigolose, di una tagliente evidenza minerale come in Cosmé Tura o nel primo Mantegna. Nella fase pių recente del lavoro di Crocicchi, le forme si ammorbidiscono e si arrotondano, lo spazio s'imbeve di un'atmosfera incantata e sospesa , dando luogo a una sorta di "realismo magico".
Giorgio Vicentini vive e lavora a Varese, dove č nato. Il suo lavoro č impostato su una forte simbologia esistenziale e sull'energia trasfigurante della materia. Una materia cosmica che non si richiude su se stessa, ma si gonfia, esplode, si frantuma e si stratifica ad infinitum, ora in un'assorta contemplazione, ora in una tensione apocalittica. Scrive Claudio Cerritelli che la pittura di Vicentini "si muove (...) tra avvistamenti del colore oltre i margini conosciuti e visioni impreviste, punti di convergenza tra memorie del passato e passioni del presente. In ciō č dato di vedere il massimo della tensione a cui l'artista concede spazio: una tensione che capta minime variazioni della norma, sottili divergenze della forma, leggere abrasioni e deformazioni consumate sul corpo della superficie". Ecco allora che la pittura denuncia l'insanabile frattura tra il qui e l'oltre, tra la presenza e l'assenza, tra la magia della materia percettibile all'uomo e l'impossibile desiderio di una nuova esistenza e di un nuovo cosmo. Grazie al polimaterismo, alle sagomature e agli elementi aggettanti, questa pittura trasgredisce continuamente il proprio statuto, supera i propri limiti per avvicinarsi alla scultura, all'installazione,
all'opera-ambiente.
Luisa Zanibelli, nata a Venezia, vive e lavora a Roma. Irrequieta indagatrice della natura, trasforma i dati naturali in monogrammi segnici di forte impatto sensoriale ed emotivo. Il ciclo sugli alberi tagliati, che costituisce il suo pių recente lavoro - e una scelta del quale č presente in questa mostra - testimonia con bruciante evidenza il peso del dato percettivo ed esperienziale nella poetica di quest'artista e la natura engagée di quest'arte, portata di giorno in giorno a prendere coscienza e a misurarsi con gli scenari inquietanti della vita reale. Scrive l'artista stessa : "Dal 1979 il mio lavoro č legato alla natura e si svolge per cicli dai titoli scopertamente referenziali: I Cieli (1979), I Mari (1984), I Deserti (1990), Il Fuoco (1994), I Minerali (1995), Le Foreste (1997). Quest'ultimo periodo, ancora in corso, deriva invece dall'osservazione inquietante e dolorosa di un "fenomeno" negativo che attenta all'integritā della natura: il taglio incontrollato degli alberi fino al disboscamento e sue conseguenze". Nonostante il punto di partenza sia realistico, risulta evidente la forza di un'attitudine astrattiva che strappa i dati visivi alla "cronaca" dell'esperienza, alla pura mimesi documentaria e al rischio di banalizzazione che questa comporta, convertendoli in strutture modulari, in stilemi e "patterns" di grande nitidezza ed essenzialitā.
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