Apre la terza mostra 'Venti artisti a Sassocorvaro'
un progetto di Dino Gavina sull'arte contemporanea
Inaugurazione domenica 1 luglio 2001 ore 18



Nell'ambito territoriale della Regione Marche, il centro di Sassocorvaro, situato nell'affascinante terra del Montefeltro, si pone in particolare evidenza sia dal punto di vista naturalistico che da quello storico-artistico. Si segnala infatti, oltre che per la bellezza del paesaggio che ne costituisce la cornice, per il fatto di ospitare uno dei capolavori dell'arte fortificatoria rinascimentale: la splendida Rocca Ubaldinesca, ideata da Francesco di Giorgio Martini.
La storia recente della Rocca, poi, si lega a uno degli eventi più importanti e stupefacenti che abbiano segnato la cultura italiana del Novecento : il salvataggio e il ricovero, all'interno di quelle mura, durante il secondo conflitto mondiale, di circa 10.000 opere d'arte provenienti dai principali musei italiani (tra cui "La Tempesta" di Giorgione, la Pala di Brera e la "Flagellazione del Cristo" di Piero della Francesca, "Lo sposalizio della Vergine" di Raffaello) grazie all'iniziativa, ardita e meritoria, dell'allora Soprintendente alle Gallerie delle Marche, Pasquale Rotondi. In ricordo di quest'impresa è stato istituito il prestigioso "Premio Rotondi ai salvatori dell'arte", assegnato ogni anno da una qualificata giuria a coloro che, in Italia, in Europa e nel Mondo si siano distinti nell'"arte di salvare l'arte". Tutto questo - la Rocca con la sua storia insieme all'attualissima e vivace presenza del "Premio Rotondi" - fa di Sassocorvaro uno dei luoghi-simbolo dell'arte italiana, e dell'arte in genere, e lo rende particolarmente adatto a ospitare esposizioni artistiche.
Proprio per dare continuità e attualità a una tradizione che vede intrecciarsi strettamente la storia di Sassocorvaro con quella del patrimonio delle arti visive, l'Amministrazione Comunale ha deciso di dare vita a una serie di iniziative riguardanti l'arte contemporanea. La prima di tali iniziative consiste nella realizzazione del progetto "Venti artisti a Sassocorvaro", ideato da Dino Gavina, figura di grande rilievo nell'ambito del design e dell'arte contemporanea. Il progetto comprende quattro mostre, a cura di Silvia Pegoraro, due delle quali si sono tenute nell'estate 2000, mentre le altre due avranno luogo tra luglio e ottobre di quest'anno.
Le mostre sono documentate da un catalogo unico, edito dal Comune di Sassocorvaro (grazie a una sponsorizzazione della FONDAZIONE SELCI), disponibile a partire dal 1° luglio 2000, giorno d'inaugurazione della prima mostra.
Oltre ai testi di presentazione di ogni artista redatti dalla curatrice, è presente un'antologia di saggi di alcuni fra i più bei nomi della critica italiana contemporanea: Argan, Battisti, Bonito Oliva, Celant, Dorfles, Testori, Trini, Vergine e molti altri. La parte introduttiva del catalogo è invece dedicata a un ricordo dell'impresa di Pasquale Rotondi, documentata da alcune bellissime foto e da un testo dello stesso Rotondi, in cui il Soprintendente illustra la sua iniziativa e le ragioni della sua scelta.
Il criterio adottato da Dino Gavina nell'invitare gli artisti partecipanti al progetto si è fondato sostanzialmente sull'individuazione - a parte pochissimi maestri indiscussi, come Bonalumi o Olivieri - di artisti, giovani e meno giovani, di grande valore ma di non grande notorietà, in quanto estranei ai meccanismi di mercato che governano il panorama dell'arte contemporanea, e "fuori dal giro" delle poche gallerie private che dettano legge in questo campo.

Nella terza mostra (1° luglio - 1° settembre 2001), sono presenti opere di Agostino Bonalumi, Paolo Gallerani, Claudio Olivieri, Luigi Poiaghi, Enrico Ricci.

AGOSTINO BONALUMI
Agostino Bonalumi, Bianco, 1999, tela estroflessa e acrilico, cm. 80x80 Nato a Vimercate (Milano) nel 1935, Agostino Bonalumi manifesta una vocazione pittorica straordinariamente precoce: nel 1948, a soli 13 anni ha una sala personale fuori concorso al Premio Nazionale Città di Vimercate.
La prima mostra personale ha luogo presso la Galleria Totti di Milano, nel 1956. Nel 1958 espone per la prima volta con Manzoni e Castellani alla Galleria Pater (Milano). Nel 1959 ha luogo una sua personale alla Galleria Prisma di Milano, presentata da Gillo Dorfles; nello stesso anno fonda con Castellani la rivista "Pragma", che si chiamerà successivamente "Azimuth". L'anno successivo tiene una personale nella galleria milanese dal nome analogo: "Azimut". In questi anni partecipa a numerose esposizioni collettive in Italia e all'estero, ed organizza varie mostre personali, tra le quali, nel '65, quella presso la Galleria Schwarz di Milano, presentata ancora da Dorfles (che presenterà anche la personale alla Galleria del Naviglio di Milano nel 1967); quella al Centro arte viva di Trieste, presentata da Germano Celant, nello stesso anno; quella al Centro Colautti di Salerno, presentata da Achille Bonito Oliva.
Nel 1966 partecipa alla Biennale di Venezia . Negli anni seguenti s'intensificano le mostre all'estero. Nel 1970 è invitato con una sala personale alla Biennale di Venezia. Moltissime, sino ad oggi, le mostre personali e collettive.

PAOLO GALLERANI
Paolo Gallerani, La casa di Livia 3.3, 1993, gesso, h. cm. 40 Paolo Gallerani è nato a Cento (Ferrara) nel 1943, vive e lavora a Milano. É titolare della I cattedra di Scultura all'Accademia di Brera di Milano.
Innamorato del Rinascimento, Paolo Gallerani ne fa proprie, ne distilla e ne attualizza due fondamentali - e solo apparentemente irrelate - attitudini culturali : l'interesse per la macchina, il meccanismo, l'automa, culminato in Leonardo, e lo studio delle memorie e dei frammenti dell'antico. La prima dà origine alle possenti macchine concepite da Gallerani, a metà tra la testimonianza di una fabrilità ciclopica e arcaica e un'enciclopedica visionarietà ("ordigni", le ha definite Lea Vergine); la seconda a una suggestiva interpretazione della scultura, della pittura, dell'architettura antiche, dalle steli babilonesi a Francesco di Giorgio Martini.
Quello del rapporto con lo spazio circostante, con il luogo, soprattutto con lo spazio architettonico, è uno dei punti cardine della poetica di Gallerani, tanto che ogni sua opera può essere considerata opera-ambiente, dando luogo ad un evento illimitato che trasforma l'intera immagine dello spazio reale, dunque del mondo, a partire da un'immagine parziale, frammentaria . Gallerani si oppone all'appiattimento consumistico dell'oggetto e dell'immagine, dunque alla loro sparizione, proprio attraverso l'uso del frammento: alla patinata levigatezza dell'immagine di consumo, contrappone la ruvida irregolarità, l'intrigante tattilismo delle sue superfici .

CLAUDIO OLIVIERI
Claudio Olivieri, Le gioie di Tristano, 1992, olio su tela, cm. 260x195 Claudio Olivieri, nato a Roma il 28 Novembre 1934.Vive e lavora a Milano.
È del '59 la prima personale al Salone Annunciata di Milano, cui fanno seguito varie collettive come il Premio Apollinaire e il Museo Sperimentale a Torino . Del 1961 sono ancora le personali alla galleria Lester di Roma e al Salone Annunciata.
Nel '66 è invitato con un gruppo di opere alla Biennale di Venezia. Realizza una serie di strutture spaziali in metallo colorato che espone insieme a un gruppo di nuovi quadri alla galleria del Milione (1969), a Bologna e a Parma. Dal '70 - '71 inizia una nuova fase del lavoro che procede sempre di più verso un'affascinante esaltazione dell'autonomia della luce e del colore, in tutte le loro sfumature.
Nel 1990 ha avuto una personale alla Biennale di Venezia.

LUIGI POIAGHI
Luigi Poiaghi, L'ombra che ti volge, 1995, olio su tela, cm. 140x100 La sua formazione si situa in un ambito colto, vocato all'arte già a partire dal contesto familiare: il padre è pittore di paesaggi. La scelta dell'apprendistato all'Accademia di Brera è conseguenza di una sensibilità raffinata e acuta, che colloca Poiaghi, giovanissimo, nel cuore delle vicende artistiche di una Milano carica di esperienze figurative centrali nell'Italia degli anni Sessanta.
Sarà in occasione di una mostra retrospettiva del Gruppo "Corrente" realizzata a Corsico, che gli artisti convenuti, tra cui Treccani e Guttuso, segnaleranno e sosterranno nel 1964 Poiaghi, adolescente. Negli anni Settanta, le Gallerie Gastaldelli, Eros, il Milione di Milano, la Galleria d'Arte Moderna di Lubiana presentano la produzione dell'artista in personali e in collettive insieme a grandi maestri: Melotti, Paolini.
Un respiro europeo informa l'opera di Poiaghi che entra a collaborare con la Galleria De Marco di Milano, in stretto contatto con Ray Johnson, Pino Pinelli, Emilio Scanavino, Kelzo Moriscjta e Fausto Melotti, di cui diverrà amico.
Nel 1978 è a Bellaria per l'installazione di una grande scultura all'aperto, in occasione di un concorso nazionale per il monumento ai Caduti. Da allora le sue frequentazioni in Romagna si intensificano. Poiaghi si trasferisce definitivamente a Verucchio, dove tuttora vive.

ENRICO RICCI
Enrico Ricci, Estate 1981, 1981, olio su tela, cm. 79x60 Grande maestro urbinate dell'incisione (a tutt'oggi vive e lavora a Urbino), Enrico Ricci ha portato avanti anche un lavoro pittorico di grande originalità e raffinatezza. Come ha scritto Tommaso Trini, si tratta di "lavori che essenzialmente simulano la tradizione del quadro, di cui ritengono le convenzioni della cornice e della composizione, per produrre in effetti immagini e procedure d'assemblaggio più avanzate e inedite".
Fondata su un affascinante uso dei colori, acrilici e a olio, e del collage, la pittura di Enrico Ricci può dirsi un pittura "materica": punta alla densità, alla stratificazione e all'aggetto, procede per addizione e dilatazione, saturando lo spazio di colori o di ombre sontuosamente lucenti e avvolgenti.
Distilla effetti luminosi e materici di grande intensità poetica, mentre la ricerca cromatica si fa sempre più preziosa ed evocativa. Spessa ed esuberante, ora tendente a un'unitaria impostazione tonale, ora tenebrosa, ora accesa di colori incandescenti, questa pittura esprime anche una forma di trascinante retorica barocca, legata a una sorta di horror vacui, dovuta a una necessità espressiva, a una strategia di avvicinamento teso e totale.
Tutto ciò connota una forma di espressionismo "orfico", gonfio degli umori della materia , saturo delle sue tensioni interne, legato a una poesia della natura-materia e dei cicli della vita.

Per informazioni:
Comune di Sassocorvaro
Ufficio Cultura Tel. 0722 76154 fax 0722769258

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